Din don dan qualche rintocco di campane e parte il goticissimo Ira dei beneventini DrammaGothica. Fin dall’inizio si ha la percezione di essere davanti ad un lavoro ragionato e soprattutto molto curato che però, forse per via del fatto che è il loro primo album (dopo il demo Inverno 2006) soffre di mancato piglio e poca originalità. L'album, un concept album legato al tema dell’ira in tutte le sue forme e come forza motrice, si apre con un’intro che ha del sinfonico spicciolo, ma non risulta né banale né scontata e ci accompagna nel vivo del cd.
La voce di Laura Santangelo è davvero toccante, sia nelle parti in cui è più tranquilla sia negli acuti che ricordano la più graffiante e pulita Sharon Den Adel: per avere solo 22 anni questa ragazza ha del carattere e riesce a spiccare pure, restando amalgamata all’ensamble corale. La voce maschile è di Luca Lombardi, growl e parti pulite che vanno ad abbracciare le sonorità femminili più forti.
La parte strumentale è affidata ad arrangiamenti in stile gothicheggiante con chitarre che si lanciano in assoli dalle venature rock, non ci sono particolari riprese o controtempi da lasciare l’ascoltatore imbambolato, il tutto procede con ritmo aggressivo che si spezza nella romanticissima Void dove le sonorità sfiorano dapprima la ballata commerciale e poi il lirico. L’influenza musicale alla Nightwish e alla Paradise Lost, come loro stessi dichiarano, si fonde in una commistione di stili ed influenze differenti tra loro. The Oblivion’s Cradle, a mio parere il pezzo più riuscito del lavoro, è una delizia per le orecchie: il duetto è perfettamente armonizzato tra le due voci e la parte strumentale stavolta non risulta appiattita o di contorno ma prende la sua parte di palcoscenico e trascina l’ascoltatore quasi scuotendolo dal torpore in cui l’aveva indotto la precedente traccia. Passiamo infine al trittico conclusivo The Lost Soul Echoes e Anger in Pity oscillano tra riarrangiamenti alla Nightwish o più verosimilmente ai già citati Paradise Lost, mentre Her Ghost riporta il tutto su atmosfere più calme, cullandoci con una melodia minimalista che da spazio ancora una volta alla potenza comunicativa della nostra Laura. Drama & Pathos chiude il cd con una scarica di potenza sonora e consacra i DrammaGothica a pieno titolo nel panorama delle migliori band gothic-metal della scena italiana.
Certo peccano a volte di poca originalità o in alcuni tratti danno poco risalto alla parte strumentale relegandola in secondo piano, forse perché è talmente possente la voce femminile che diventa unica protagonista in molti pezzi, ma nel complesso è un lavoro degno di merito.
Bravi ragazzi continuate così!