"Mumble mumble", parafrasando l'onomatopea fumettistica dell'indecisione. Devo essere sincero, i toscani Seven Gates mi hanno lasciato veramente perplesso con questo loro secondo lavoro intitolato The Good and the Evil.
Perplesso per il semplice fatto che questo album è stato composto in un modo alquanto bizzarro; il genere proposto è un Power Metal che spesso e volentieri spazia nel Prog (anche grazie ad un massiccio uso di tastiere soliste) e nell' Heavy Metal classico (molti ritornelli sono di manowariana memoria) e l'impressione che si ha non è quella di un "...già visto, già fatto", ma bensì di un "...ma che stanno combinando?".
Riff tagliati, controtempi al limite della orecchiabilità ed altri inserti "particolari" sono il marchio di fabbrica dei Seven Gates, peculiarità che per certi punti di vista è un pregio, ma che per altri un ostacolo forse insormontabile. Difatti questa "estrema" affinità arrangiativa con il Prog è il vero neo dei 10 brani che compongono quello che risulta essere un disco abbastanza piacevole e suonato con cognizione di causa.
Forse i Seven Gates dovrebbero rivedere il loro "registro" compositivo snellendo un pò le loro composizioni forse un pò troppo complesse per chi non è un fan sfegatato di Power/Prog.