Il carattere principale che salta in mente se si pensa al popolo toscano è sicuramente la goliardia. Non so quanti musicisti però, soprattutto in ambito metal, sarebbero stati capaci di creare un disco come What Women Can't Live Without e farne un vero e proprio manifesto programmatico di un movimento.
Si tratta di The Aesthetic Project: frutto del connubio artistico tra due nomi noti della scena italica come Matteo Buti, chitarrista dei Subhuman e Lorenzo Pinto, tastierista degli A:VoiD. Il concept è a dir poco particolare e si può dedurre dal cosiddetto "fine primario" del progetto ovvero, testualmente, "Conoscere (biblicamente) un numero indefinito/potenzialmente illimitato di donne compiacenti (e non potrebbe essere altrimenti)".
I fini secondari vanno invece dal contrastare la recente eccessiva (a giudizio dei due) emancipazione femminile al diciamo 'dimostrare' la valenza tecnica del duo in qualsiasi genere metallico. L'ascolto del lavoro in questione è fonte di puro godimento per due motivi: primo perchè è arricchito di citazioni cinefile e televisive da schiantare dal ridere (tutte in italiano!!) e, secondo, perchè Matteo e Lorenzo di tecnica e gusto musicale ne hanno da vendere.
I brani sono tutti strumentali e sono stati composti avvalendosi di una drum machine per le parti di batteria. Il disco parte con la title track, nella quale vengono subito messe le carte in tavola, e i musicisti sfoggiano una prova maiuscola ai loro strumenti che si affrontano a suon di solos mozzafiato. Diciamo fin da subito che la tecnica dei due non è solo masturbazione malmsteeniana fine a sè stessa, ma cela, da entrambe le parti, un ottimo gusto per gli arrangiamenti, che non sono mai banali e uguali uno all'altro. The Kazakh Truth, aperta dalla voce di Borat, è una vera e propria mazzata thrash sul collo del malcapitato ascoltatore, mentre nella successiva Join Our Army! le keys di Lorenzo dipingono epiche atmosfere a la Rhapsody per un pezzo da battaglia in pieno stile power. Nel trittico finale è tempo di scoccare tutte le prog-frecce presenti nella loro faretra musicale ed è con questi intenti bellicosi che si inizia con una incalzante 'No' Is The Answer introdotta dalla solita intro esilarante: una traccia nella quale si verifica appieno la riuscitissima intesa tra i due musicisti. L'influenza di padrini come Dream Theater e Symphony X, soprattutto a livello di sound, qui emerge prepotente e si ripete anche in The Female Inconstancy, una traccia maggiormente influenzata dal power. L'atmosfera si fa solenne con il brano di chiusura, la atmosferica Friends Of Us, che inizia come un brano dei Pink Floyd, continua con un arpeggio epico a la Metallica e prosegue con trame emozionali che portano alla mente certe aperture ricercate dello stesso Teatro del Sogno. Una degna conclusione catartica per quello che è in fondo un vero e proprio concept album (benchè mini), nella migliore tradizione del genere.
Insomma questo Metallo Estetico (precedente monicker del duo, n.d.r.) mi piace, il loro disco è ben prodotto e, nell'attesa di ascoltarli al più presto accompagnati dal focoso incedere di una batteria vera, lo consiglio a tutti gli appassionati del genere, anche a chi non condividerà gli intenti programmatici del 'movimento', perchè in fondo un po' di goliardia non potrà certo fare male se poi è anche accostata ad ottima musica come questa. STAY AESTHETIC!!!