Primo album dopo 3 demo ed un promo per i milanesi Kernel. Servant of God è un concentrato di Thrash/Hardcore, con influenze che spaziano soprattutto su binari che corrispondono ai nomi di Kreator ed Anthrax (su tutti.. senza dimenticare una forte componente Sepulturiana). Un disco interessante, magari non innovativo (e qual è la novità?, vi chiederete voi), ma comunque ben suonato, ottimamente prodotto e che, soprattutto, riesce in quello che credo sia l'intento dei Kernel: colpire dritto on your face senza tanti fronzoli.
L'act meneghino parte a razzo con una quaterna ferale: da Child a Back to the Violence, passando per Falsi Liberi e la title-track, i Kernel non danno un attimo di respiro all'ascoltatore. Ci pensa Burn World a calmare i toni, con una parte iniziale lenta, per quanto in ogni caso bella pesante: il pezzo vive sulle rapide accelerazioni unite a parti più cadenzate, risultando così, forse, il pezzo più completo dell'album.
I Kernel riescono a metter ogni virgola al loro posto: vocals taglienti, parti soliste taglienti ed ottimamente eseguite; il tutto con una sezione ritmica che compie il proprio ruolo senza strafare, ma risultando comunque un'altra arma in più al servizio della causa. Molto buona poi, a mio avviso, la scelta di cantare anche alcuni pezzi in italiano (Falsi Liberi ed Il Mio Destino): per certi versi possono ricordare i leggendari In.Si.Dia.
Posso tranquillamente affemrareche i Kernel il loro posto nel Thrash Till Death con i Paradox se lo sono ampiamente meritato. Non aspettatevi il classico Bay Area Style: è più per chi è abituato a mazzate hardcoreggianti. Ed i Kernel lo fanno decisamente bene.