A un anno da Rain of a Thousand Flames, i nostri triestini tornano in campo con un’altra piccola gemma. Con Power of the Dragonflame si conclude con successo un altro capitolo della saga Rhapsodiana. Soffermiamoci un attimo sulla copertina del libretto, fortemente ispirata al fantasy, come del resto tutte le altre disegnate per il gruppo. Essa ritrae diversi dragoni in battaglia (in particolare ce n’è uno che sputa fiamme sul frontespizio), circondati da un paesaggio epico, monti, guerrieri in battaglia, e un sole fiammeggiante al tramonto. Il CD ospita, come al solito, una serie di musicisti esterni anche di spessore, più i classici cori, voci barocche, ecc…
Un paio di note sulla line-up: se Turilli, Staropoli e Lione restano membri stabili, le parti di basso vengono affidate a Sascha Paeth (produttore/co-produttore tedesco, chitarrista e collaboratore in innumerevoli gruppi), mentre Alex Holzwarth si occupa delle sezioni batteristiche, benché nello stesso libretto compaia alle prime pagine, tra gli “Additional Musicians”, un certo Thunderforce alla batteria. Ma veniamo ora al disco, rilasciato nel 2002 sotto la Limb Music Production, consta di 11 tracce, ed è l’ ultimo capitolo della cosiddetta Emerald Sword Saga.
La classica intro dal titolo latineggiante (In Tenebris) vede la solita combo di tastiera con suoni che ricordano un organo accompagnato dal coro. Frenesia e allo stesso tempo melodia sono il perno principale di questo disco, efficace connubio udibile, ad esempio, in tracce come Knightrider of Doom e la title track, ed è solo l’antipasto. The March of the Swordmaster, dalle sonorità folk, sembra essere un tributo al celebre Angelo Branduardi e alla sua Donna Ti Voglio Cantare, mentre dalle tinte oscure e più violente è la successiva When Demons Awake, in cui il nostro Lione si esibisce in un cantato più grezzo, muovendosi prima con i giri tastieristici in sottofondo dell’amico Staropoli, e poi con un coro ben nutrito. Come si può notare dalla rude chitarra nell’intro, anche Agony is my Name si propone come traccia veloce e aggressiva, grazie alla rullante batteria, assoli esplosivi e con una parte conclusiva in cui Fabio si avvicina a parti vocali che ricordano lo scream. Lamento Eroico è una struggente ballata proposta dai nostri, in cui Lione non smette di stupire, muovendosi egregiamente assieme ad un inquietante suono di piano e tenori o soprano di rinforzo in determinati punti, in un pezzo cantato interamente in italiano. Non mi ha colpito particolarmente Steelgods of the Last Apocalypse (tra l’altro l’intro sembra una versione modificata di Tears of a Dying Angel, traccia presente nel precedente disco Rain of a Thousand Flames), che resta comunque una traccia fluida e gradevole, grazie al trasporto e alla tecnica esibita dai nostri. Parte con un deciso assolo di chitarra The Pride of the Tyrant, altra traccia galoppante e riuscita, in cui anche Staropoli non si risparmia in quanto a soli di tastiera. Rise from the Sea of Flames dovrebbe essere una bonus track, e in quanto tale presentarsi per ultima, ma figura invece a sorpresa come penultima canzone, e penso si classifichi come la più orecchiabile di tutto il pacchetto. Il disco si conclude con Gargoyles, Angels of Darkness pezzo, come da istituzione, lungo e memorabile. Presentataci da un’intro di chitarra acustica di notevole durata, quest’ultima viene poi soppiantata da potenti riff che in seguito scendono di sottofondo per muoversi con la voce. Vorrei segnalare in particolare sezioni assolutamente adrenaliniche come l’assolo chitarristico di stampo neoclassico verso il settimo minuto a cui seguirà una sezione cantata in italiano del vocalist e la parte più solenne al dodicesimo in cui vengono riassunte tramite un azzeccate linee vocali le imprese che portano alla conclusione della Emerald Sword Saga. La parte finale è un outro già sentito in In Tenebris e che si conclude con un suono potentissimo che ricorda un tuono.
Si avverte un cambio in favore di un sound più duro ma comunque melodico. Questo, tuttavia, non inficia sul risultato, e ritengo sia un must per tutti quelli che amano davvero il gruppo triestino nonchè un ottimo inizio per chi non li ha mai ascoltati.